>Ho preso tanto, forse troppo, è vero un sito è come una stanza illuminata poco, e di quel poco ho usufruito; ne sono felice, le lascio qualcosa per ricambiare, non è nulla, è solo forse, come ci ha insegnato lei l’unica volta che ho sentito parlare un poeta, un grido.

Il chiaro vecchio nuovo senso della follia

Io ti sento,
ti sento provenire
da ogni luogo,
remoto al respiro,
non alla salvezza almeno,
sempre se di salvezza
io mi voglia
salvare, affiderei
il mio lurido vino,
( oh neanche se fossi tu a chiedermelo ! )
che all'aria si fa aceto
e insanguina ciò che non puoi
vedere, al di fuori del campo
votivo di questa
marea di destini giocatori
di poker.

Per vedere che effetto
fa la morte sulle labbra di
chi si è scordato di santificare
le feste, noi peccatori
senza pretese, che non vi cantiamo
le messe,
usiamo il nostro coltello,
che è sicuramente meno affilato
del vostro manico ( che delizia )
offeso, ma tanto lungo che
ti entra dentro come
il fumo.

Porpora amica,
vienici incontro
con le tue turbe
i tuoi canali,
i tuoi cristalli letali,
perchè se fummo insani,
gli schizofrenici malati,
noi vi rubammo il passo
nel portare una croce troppo
porosa, come il diamante e la matita
fatti della stessa chimica:
uno compra la tua vita,
l'altra la crea.

Il vero è l'intero , amico Dio,
Eva Hegel
la fenomenologia del libido,
è un processo ineluttabile ,
meglio del pazzo è il morto ,
meglio del morto è l'illuso,
contro lo stato,
contro il vostro fottuto essere
certo,
il nostro muto essere pozzo.

Sono nero
nero calamita,
nero come il vento
nero come la terra da cui provengo,
nero come l'omino bianco,
la mia malattia
è essere dentro me altri cento,
la mia colpa
è l'anarchia dell'Alhambra.
Adesso muoio,
fammi santo.

La mia stigmata è un concetto,
il mio verbo è l'inespresso,
meta-poesia, squarcio
( scusatemi se m'intrometto ).
Come quello che mi scrive,
sarò io , non sarò io ?
Te lo dico dopo lo stacchetto,

unz. unz.
La stagione dell'amore,
la stagione dell'amplesso,
matto che pende dalle gocce
del proprio sintomo,
e perde al gioco della vita
troppo spesso:

O Assenzio,
o poeta maledetto
che mi guardi, che nel tuo
esser distante ma non troppo,
affinchè gli altri ti ammirino,
cerchi il compromesso
balla questo, ballami questo.
Dipingimi su questo.
Sinestetizzami questo.

E' il mio compito,
il mio destino,
non avere altro che il mio credermi
eterno.
Non me ne volere,
altrimenti chi te lo fa capire di che sei
fatto?
Non tu di certo.
Rido.
Solo io posso ,
te lo dico io,
te lo dice il sesso.

(Fine stacchetto\Pornografia del lessico.)

Sei disperata,
dove stiamo andando,
Calderone della barca ha smesso
di sognare, ora fabbrica
copricazzi in lattice,
se solo il tempo fosse il mare
che decantano gli sciocchi,
adesso saremmo
tutti popeye, avremmo tanti
muscoli deformi.

Disvelamento,
siamo pazzi, come il nostro demiurgo,
e cioè io
( ma chi sono se non lo scrittore ? )

Eppure sono qui, anzi siamo,
perchè il significato,
è essere mille piazze,
noi pazzi, noi derelitti,
di cui ti piace leggerne
gli epitaffi,siamo qui e ti fissiamo
dappertutto, dietro le bare,
sotto le gonne sopratutto,
ti baciamo e non siamo che uno strano
frutto, uscito doppio.
Uno lo mangio.
Uno lo butto.
Uno lo mangio.
Uno lo butto.
(Da una parte il miele,
dall'altra la cera.)

Mi nutro.

sempre un piacere ricevere questi messaggi – e, se sapessi chi sei, ti ringrazierei anche di persona.

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